Stress lavoro-correlato e cura di sé

Sempre più spesso si parla di stress lavoro-correlato e di sindrome da affaticamento lavorativo.
È quindi fondamentale imparare a distinguere tra uno stress funzionale e uno dannoso: l’eustress, ovvero lo stress “buono”, e il distress, lo stress “negativo”.
Nel contesto lavorativo, lo stress non è sempre negativo. Una certa dose di attivazione — l’eustress — è fisiologica e può migliorare la performance, sostenere la motivazione e favorire il coinvolgimento.
Lo stress lavoro-correlato si colloca invece nell’area del distress: emerge quando le richieste dell’ambiente di lavoro superano in modo prolungato le risorse della persona.
Quando ci accingiamo a svolgere un compito, affrontare una performance o presentare un progetto, una moderata attivazione emotiva — fatta di energia, attenzione e una lieve tensione — è utile e persino necessaria. Questo tipo di stress sostiene la motivazione, migliora la concentrazione e favorisce il raggiungimento degli obiettivi.
Tuttavia, quando il livello di attivazione supera la nostra capacità di gestione, si trasforma in distress. Questo accade quando:
- perdiamo il senso di equilibrio e centratura,
- si crea uno squilibrio tra ciò che diamo e ciò che riceviamo,
- siamo costretti a superare costantemente le nostre risorse fisiche ed emotive.
In queste condizioni, lo stress diventa logorante: ci svuota, mina l’autostima e genera frustrazione, stanchezza e senso di inefficacia.
Come si manifesta lo stress
Lo stress è una risposta automatica e aspecifica dell’organismo a una situazione percepita come minacciosa o impegnativa. Il corpo, infatti, non distingue tra minacce reali e simboliche.
Che si tratti di:
- una scadenza lavorativa urgente,
- un conflitto con un collega,
- un cambiamento significativo,
- oppure anche un evento positivo ma impegnativo (come una promozione),
la risposta fisiologica di base è la stessa: aumento del battito cardiaco, tensione muscolare, iperattivazione mentale e rilascio di ormoni dello stress come il cortisolo.
Questo meccanismo è utile nel breve termine, ma se si prolunga nel tempo può trasformarsi in stress cronico, con conseguenze importanti sulla salute fisica e psicologica.
La cura di sé in situazioni di stress lavoro-correlato
Prendersi cura di sé non è un lusso, ma una necessità. Alcune strategie efficaci includono:
1. Riconoscere i segnali precoci
Imparare ad ascoltare il proprio corpo e le proprie emozioni (stanchezza persistente, irritabilità, difficoltà di concentrazione) è il primo passo per intervenire.
2. Stabilire confini chiari
Definire limiti tra lavoro e vita privata, evitando la reperibilità costante e concedendosi veri momenti di pausa.
3. Gestire le priorità
Non tutto è urgente: organizzare il lavoro in modo realistico aiuta a ridurre il senso di sopraffazione.
4. Coltivare il recupero psicofisico
Attività come movimento fisico, respirazione consapevole, meditazione o semplicemente tempo di qualità per sé stessi favoriscono il riequilibrio.
5. Dare valore alle relazioni
Condividere difficoltà e confrontarsi con colleghi o persone di fiducia riduce il senso di isolamento.
6. Riconnettersi al significato del proprio lavoro
Ricordare il “perché” di ciò che facciamo aiuta a ritrovare motivazione e senso, contrastando il logorio emotivo.
7. Chiedere supporto quando necessario
Rivolgersi a uno psicologo non è segno di debolezza, ma di consapevolezza.



